Museo geologico Giovanni Capellini

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International Conference on Vertebrate Palaeobiogeography - continental bridges across Tethys, Mesogea, and Mediterranean Sea
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Antonio, particolare del cranioAntonio, particolare del cranio"Antonio", l'adrosauro del Cretaceo superiore in mostra al Capellini"Antonio", l'adrosauro del Cretaceo superiore in mostra al Capellini

Diplodocus 2009 - INTERNATIONAL CONFERENCE

InterConfArticolo

 

International Conference on Vertebrate Palaeobiogeography and continental bridges across Tethys, Mesogaea, and Mediterranean Sea, Bologna, 27-30 September 2009-10-05

 

 

L’ International Conference on Vertebrate Palaeobiogeography and continental bridges across Tethys, Mesogaea, and Mediterranean Sea si è tenuta a Bologna dal 27 al 30 Settembre 2009 nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze della Terra e Geologico-Ambientali e nel vicino Museo Geologico Giovanni Capellini.

 

Le 35 note presentate e discusse coprivano tutti i continenti e molte grandi isole del globo, con l’eccezione della sola Nuova Zelanda, ed un intervallo di tempo di oltre 300 milioni di anni. I partecipanti hanno superato la quota di 110: di questi, oltre un terzo rappresentato da specialisti stranieri provenienti da Algeria, Argentina, Canada, Francia, Giappone, India, Kazakhstan, Repubblica Ceca, Spagna, USA, e Tunisia.

 

Molte e significative le novità emerse.

Per la prima volta i massimi specialisti mondiali dei dinosauri hanno potuto vedere di persona gli originali dei due più importanti dinosauri italiani famosi per la loro completezza e stato di conservazione, Ciro (Scipionyx samniticus, che ha conquistato la copertina di Nature qualche anno fa) e Antonio. Fra gli specialisti c’erano Philippe Taquet (scopritore dei dinosauri sahariani del Teneré) e Philip Currie (scopritore dei dinosauri piumati). Tutti hanno potuto rendersi conto delle ricche faune di vertebrati che accompagnano i pochi resti di dinosauri del nostro paese, e delle spettacolari orme lungo le piste lasciate durante il loro vagabondare alla ricerca di cibo. Piste fossili di grandi vertebrati sono frequenti in diverse regioni d’Italia, tra cui Istria, Veneto e Puglia.

 

Bisogna subito avvertire che l’Italia fino a meno di un milione di anni fa era costituita più da mari che da terre emerse e pertanto un luogo poco idoneo per la vita, la morte e la fossilizzazione dei dinosauri. Ecco allora che fino a 20 anni orsono in Italia non si conoscevano dinosauri, forse perché non si ricercavano anche per il motivo suddetto. Poi si sono scoperte le tracce per opera di appassionati e infine anche gli scheletri, per lo più associati a rocce marine.

 

Ne sono seguiti immediati il dibattito e le ipotesi. C’erano nella Tetide o Mediterraneo del Mesozoico isole anche grandi? Come hanno potuto raggiungerle i dinosauri?  Erano queste isole talora collegate con l’Europa o l’Africa mediante ponti naturali? Possiamo ricostruire la parentela che lega i nostri dinosauri a quelli noti nei grandi continenti del passato?

 

Molte le risposte date alla conferenza, e tanti ancora i dubbi. E’ certo tuttavia che dopo questa conferenza ci sono due nuove consapevolezze condivise a livello internazionale.

 

(1)     molti dinosauri, e non solo quelli pochi italiani, amavano passeggiare lungo le coste, erano ghiotti di pesce e frutti di mare (anche nello stomaco di Ciro ne sono state trovate tracce recentemente ad opera di Cristiano Dal Sasso), e non disdegnavano la tintarella e i bagni di mare.

 

(2)     L’Italia non è più solo la “terra” delle balene, dei delfini e delle orche per antonomasia, ma ormai ha anche qualcosa da mostrare nei nuovi Jurassic e Cretaceous Parks. Purtroppo finora la scienza italiana non ha detto granché sui suoi dinosauri. Ma oggi si è dimostrato che c’è una nuova generazione di paleontologi dei vertebrati italiani pronti e capaci di svolgere il loro ruolo in doverosa competitività internazionale.

 

Sfortunatamente non c’è altrettanta attenzione alla conservazione e valorizzazione di questo nuovo patrimonio del paese. L’inadeguatezza delle soprintendenze archeologiche, l’insensibilità dei governi, l’inconsistente polarizzazione festaiola degli assessorati alla cultura degli enti locali, vanificano gli sforzi volti all’educazione popolare. Esemplare in negativo il fatto che Ciro non sia esposto in permanenza, anziché ammuffire nei magazzini di una soprintendenza. Dovrebbe stare in un museo geologico qualificato che ne garantisca duratura, permanente e professionale ostensione.

Ancor peggiore è il decennale abbandono delle centinaia di tracce scoperte nella cava di Altamura in Puglia. Per questo caso abbiamo già raccolto 500 firme a supporto di una petizione di salvaguardia da presentare al Ministro Bondi, che assieme al Soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, ci ha assicurato il prestito dell’originale di Ciro in tempo utile per la International Conference.

 

Sul piano più generale, la conferenza ha dato l’occasione a Carlo Doglioni presidente della Società Geologica Italiana di esporre un’ipotesi affascinante che lega l’origine degli organismi pluricellulari alla geologia dell’interno della Terra. In sostanza, la vita si sarebbe evoluta oltre il livello dei batteri solo quando il raggio del nucleo ferroso solido al centro del pianeta ha superato una certa soglia capace di produrre uno schermo magnetico per frenare il bombardamento dei raggi cosmici. Nel bicentenario darwiniano questo recupero di una teoria della Terra unitaria in chiave razionale galileana e newtoniana è da salutare con interesse, anche come segno di una rinnovata valenza culturale e filosofica della geologia.

 

Gian Battista Vai                                                                                          Bologna, 5 Ottobre 2009

 

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